European Accessibility Act: cosa è cambiato da giugno 2025
Daniele Gilio

Secondo un’analisi del 2026 fatta su un milione di home page, ogni pagina presenta in media 56 errori di accessibilità rilevabili in automatico.
Questo evidenzia quanto sia diffuso il problema e quanto ancora si debba fare per rendere il web davvero accessibile a tutti.
Per questo motivo, l’Unione Europea ha introdotto l’European Accessibility Act, una normativa che si applica dal 28 giugno 2025 con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità di prodotti e servizi digitali e non solo.
Ma cosa prevede esattamente questa legge? Scopriamolo insieme.
Cosa cambia da giugno 2025?
L’European Accessibility Act (EAA) è una legge europea pensata per rendere prodotti e servizi digitali e non solo, più accessibili a tutte le persone, comprese quelle con disabilità.
È stata creata per garantire che nessuno venga escluso dall’uso di tecnologie, servizi e prodotti nella vita quotidiana.
Prima, ogni paese aveva norme diverse, e questo rendeva difficile per aziende e consumatori capire cosa fare.
Ora, l’obiettivo principale è assicurare che tutti possano usare prodotti e servizi, senza barriere, favorendo l’inclusione sociale e l’uguaglianza.
A chi si rivolge la normativa?
La legge riguarda chi fabbrica, importa o distribuisce alcuni prodotti e chi fornisce alcuni servizi ai consumatori.
Parliamo di prodotti come computer, smartphone e bancomat e di servizi come e-commerce, banche e trasporti, compresi i siti web e le app con cui vengono offerti.
Non riguarda quindi tutti i siti aziendali, e le microimprese che forniscono servizi sono esentate: per gli altri l’obbligo vale dal 28 giugno 2025.
Cosa significa “accessibilità”?
Nel contesto dell’EAA, accessibilità significa che un prodotto o servizio deve poter essere utilizzato facilmente da tutti, anche da chi ha disabilità visive, uditive, motorie o cognitive.
Questo vuol dire eliminare ostacoli, semplificare l’uso e garantire che tutti abbiano pari opportunità di accesso.
Le principali novità a partire da giugno 2025
Da giugno 2025, l’European Accessibility Act (EAA) si applica a un numero più ampio di prodotti e servizi rispetto al passato.
Non riguarda solo siti web e app, ma anche prodotti e servizi che usiamo ogni giorno.
Tra i prodotti ci sono computer e sistemi operativi, smartphone, bancomat, terminali di pagamento, biglietterie automatiche, totem per il check-in ed e-reader, quando sono immessi sul mercato dopo il 28 giugno 2025.
Per quanto riguarda i servizi, l’EAA copre le comunicazioni elettroniche, l’accesso ai servizi di media audiovisivi, i siti, le app, i biglietti elettronici, le informazioni di viaggio e i terminali self-service del trasporto passeggeri aereo, in autobus, ferroviario e per vie navigabili, i servizi bancari per i consumatori, gli e-book e l’e-commerce, compresi i siti web e le app con cui vengono offerti.
L’elenco è chiuso: un servizio che non vi compare non rientra negli obblighi dell’EAA.
Standard di accessibilità richiesti
Per siti web e app il riferimento tecnico è la norma europea EN 301 549, che per le pagine web corrisponde alle Linee guida WCAG 2.1 livello AA, riconosciute a livello internazionale come riferimento per l’accessibilità digitale.
Per il resto, compresi i prodotti fisici, i requisiti obbligatori sono quelli elencati nell’allegato I della direttiva; le norme tecniche europee non sono obbligatorie, ma aiutano a dimostrare di rispettarli.
Chi è obbligato ad adeguarsi e chi è escluso
Dal 28 giugno 2025 l’European Accessibility Act obbliga le imprese che forniscono ai consumatori i servizi coinvolti, compresi i siti web e le app con cui li offrono, e quelle che fabbricano, importano o distribuiscono i prodotti coinvolti a rispettare i requisiti di accessibilità.
Questo significa che devono assicurarsi che le loro piattaforme digitali e i loro prodotti siano facilmente utilizzabili anche da persone con disabilità.
Chi è escluso?
Le microimprese che forniscono servizi, cioè le aziende con meno di 10 persone e un fatturato annuo, o un totale di bilancio, non superiore a 2 milioni di euro.
Tuttavia, anche queste realtà possono scegliere volontariamente di adeguarsi per migliorare la propria immagine e raggiungere un pubblico più ampio. L’esenzione non vale per chi fabbrica, importa o distribuisce i prodotti coinvolti, anche se è una microimpresa.
Secondo le linee guida di AgID restano fuori anche i servizi rivolti solo ad aziende e professionisti; se però lo stesso servizio è aperto anche ai consumatori, deve essere accessibile per intero.
La direttiva prevede poi alcune eccezioni precise per i contenuti di siti web e app, e una clausola per i casi in cui adeguarsi sarebbe sproporzionato.
Ecco quali:
- Contenuti pubblicati prima del 28 giugno 2025
Video e audio preregistrati e file per ufficio, come PDF e documenti di testo, pubblicati prima di quella data. - Archivi
Siti e app che contengono solo contenuti non aggiornati né rielaborati dopo il 28 giugno 2025. - Contenuti di terzi
Contenuti che l’azienda non finanzia, non sviluppa e non controlla. - Mappe online
Carte e servizi di cartografia, a condizione che per le mappe usate per orientarsi le informazioni essenziali siano fornite anche in forma digitale accessibile. - Modifica sostanziale e onere sproporzionato
I requisiti si applicano solo nella misura in cui non richiedono di cambiare la natura stessa del prodotto o del servizio e non impongono un onere sproporzionato. Chi fa valere questa clausola deve documentare la valutazione e informarne l’autorità di vigilanza; le microimprese non hanno questi due obblighi.
Impatti pratici per le aziende
Adeguarsi all’European Accessibility Act significa per le aziende pianificare alcune azioni concrete.
Prima di tutto, bisogna capire quali prodotti e servizi devono essere resi accessibili e in che modo.
È importante formare il proprio team sulle normative e sugli standard di accessibilità, come le linee guida WCAG 2.1.
Inoltre, va definita una strategia per integrare l’accessibilità già nelle nuove realizzazioni digitali e migliorare quelle esistenti.
Come adeguarsi
Per adeguarsi, è fondamentale effettuare audit e test di accessibilità.
Questi controlli possono essere automatici, con strumenti digitali, ma soprattutto manuali, con esperti che simulano l’esperienza di persone con disabilità.
L’audit identifica le aree critiche, segnala errori e suggerisce le correzioni da fare.
Questo permette di intervenire in modo mirato e garantire la conformità alla normativa, evitando così sanzioni e migliorando la reputazione aziendale.
Correlato: come testare l’accessibilità di un sito
Dopo l’audit cosa devo fare?
Correggere i problemi trovati, partendo da quelli più gravi, e fare in modo che il sito resti accessibile anche quando lo aggiorni.
Chi fornisce un servizio coinvolto deve poi spiegare, nelle condizioni generali o in un documento equivalente, come il servizio rispetta i requisiti di accessibilità. Queste informazioni vanno messe a disposizione del pubblico, anche in una forma accessibile alle persone con disabilità, e conservate finché il servizio è attivo.
Non vanno confuse con la dichiarazione di accessibilità da pubblicare sulla piattaforma di AgID: quella riguarda soprattutto le pubbliche amministrazioni, e le aziende che forniscono servizi soggetti all’EAA non la presentano.
Se un servizio non è conforme, la norma chiede di correggerlo e di informarne subito l’autorità di vigilanza.
Sanzioni e conseguenze in caso di non conformità
Chi non rispetta l’European Accessibility Act rischia diverse sanzioni, che possono variare a seconda del Paese e della gravità della violazione.
Le multe possono essere elevate soprattutto per le aziende molto grandi: in Italia, per quelle soggette alla legge Stanca, sono commisurate al fatturato.
Oltre alle multe, ci possono essere anche ordini di adeguamento obbligatori entro un certo termine e, in casi estremi, azioni legali da parte degli utenti o delle autorità.
In Italia sui servizi vigila AgID, che esamina i reclami degli utenti, verifica la conformità e le misure correttive adottate e può applicare sanzioni amministrative pecuniarie.
La data del 28 giugno 2025 è passata: se il tuo servizio rientra nella norma, conviene verificare subito il sito e correggere i problemi, senza aspettare un reclamo.
Risorse e supporto per l’adeguamento all’EAA
Linee guida e strumenti ufficiali
Per le aziende il riferimento in Italia sono le linee guida di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) sull’accessibilità dei servizi, che spiegano quali servizi rientrano nella norma, quali requisiti tecnici applicare e come funzionano vigilanza e reclami.
La dichiarazione di accessibilità, con i suoi modelli e le sue guide, riguarda invece soprattutto le pubbliche amministrazioni, che la pubblicano ogni anno sulla piattaforma di AgID.
Consulenze e servizi di testing professionali
Molte aziende offrono servizi specializzati per effettuare test di accessibilità professionali, chiamati audit.
Questi controlli approfonditi non si limitano agli strumenti automatici, ma includono anche test manuali e l’analisi da parte di esperti, spesso con il coinvolgimento di persone con disabilità.
Per esempio, noi di *redmango effettuiamo test di accessibilità completi, che includono:
- Un’analisi dettagliata della conformità del sito rispetto alle linee guida WCAG 2.1 e agli standard europei.
- La preparazione di un report chiaro con l’elenco dei problemi riscontrati e suggerimenti pratici per la risoluzione.
- L’identificazione delle aree più critiche, con la definizione delle priorità di intervento per migliorare rapidamente l’accessibilità.
Richiedi una valutazione strategica: guardiamo insieme il sito e ti diciamo da dove partiremmo con le verifiche.
A che punto siamo: l’EAA a più di un anno dal 28 giugno 2025
Il 28 giugno 2025 è passato da oltre un anno. L’European Accessibility Act oggi è pienamente applicabile: le imprese che offrono ai consumatori i servizi coinvolti, come e-commerce, servizi bancari, trasporti passeggeri, comunicazioni elettroniche ed e-book, devono già rispettarlo. Le microimprese che forniscono servizi restano esentate.
I periodi transitori previsti dalla direttiva sono pochi e precisi: i contratti di servizi firmati prima del 28 giugno 2025 possono restare invariati fino alla scadenza, per non più di cinque anni e, secondo AgID, solo se il servizio non cambia; i prodotti già usati per fornire un servizio possono restare in uso fino al 28 giugno 2030, i terminali self-service fino alla fine della loro vita utile, per non più di vent’anni. Non sono una proroga generale per chi offre oggi un servizio coinvolto.
In Italia il recepimento è il Decreto Legislativo 82/2022, con AgID come autorità di vigilanza sui servizi: se accerta una non conformità, chiede di correggerla entro un termine che stabilisce e, se il fornitore non si adegua, può arrivare a imporre l’oscuramento del servizio o il ritiro dell’app dallo store. Le sanzioni pecuniarie tengono conto della gravità della non conformità, del numero di servizi coinvolti e del numero di persone interessate; per le aziende molto grandi soggette alla legge Stanca sono commisurate al fatturato. Le verifiche possono partire anche dal reclamo di un singolo utente.
La sequenza per chi deve ancora muoversi: audit di conformità rispetto alle WCAG 2.1 livello AA, piano di remediation con priorità sulle pagine che generano fatturato, informazioni sull’accessibilità del servizio nelle condizioni generali, tenute aggiornate.
Richiedi una valutazione strategica per capire quanto è esposto il tuo sito e da dove partire.


