ChatGPT Ads in Italia: chi vede davvero gli annunci
Daniele Gilio

La pubblicità dentro ChatGPT è arrivata in Italia, insieme ad altri trenta mercati europei, dopo un periodo di prova partito negli Stati Uniti. Il canale è aperto anche qui, e la domanda che gira nelle riunioni marketing è prevedibile: dobbiamo esserci?
La risposta dipende quasi interamente da una cosa che quasi nessuno sta raccontando, e cioè da chi vede davvero questi annunci. Prima di decidere se investirci, vale la pena capire come funziona il meccanismo, perché in Europa si comporta in modo diverso da come lo hai letto sui siti americani.
Come funziona ChatGPT Ads
Gli annunci compaiono sotto la risposta dell’assistente, in unità separate e dichiarate come sponsorizzate. Non stanno dentro il testo generato: il sistema pubblicitario lavora separatamente dal modello che scrive la risposta, e chi compra spazio non può modificare il contenuto della risposta stessa.
Una singola unità può contenere prodotti di uno o più inserzionisti. Gli strumenti disponibili sono quelli che riconosceresti da qualsiasi piattaforma seria: acquisto a impressione o a click, e una coppia di strumenti di misurazione — OpenAI Pixel e Conversions API — che servono a ricollegare quello che succede sul tuo sito a quello che è successo dentro la conversazione.
Fin qui sembra un nuovo canale come gli altri. Poi si guardano due dettagli, ed è lì che il quadro cambia.
Chi vede la pubblicità su ChatGPT, e chi non la vedrà mai
Gli annunci vengono mostrati agli utenti dei piani Free e Go. I piani Plus, Pro, Business, Enterprise ed Edu ne sono esenti: chi usa uno di questi piani non vede pubblicità.
Fermati un secondo su questa riga, perché per un’azienda B2B decide tutto.
Se il tuo cliente tipo è un imprenditore, un direttore marketing o un responsabile acquisti di un’azienda strutturata, la probabilità che usi ChatGPT con Plus, Pro o un piano aziendale è alta. Sono esattamente le persone che l’hanno adottato per lavoro, che ci passano ore, e che a un certo punto hanno smesso di tollerare i limiti del piano Free. Quelle persone, dentro ChatGPT, il tuo annuncio non lo vedranno mai.
Il che non rende il canale inutile: lo colloca. Funziona dove il pubblico è ampio e generalista — beni di consumo, servizi alla persona, e-commerce, turismo, formazione. Funziona molto meno dove il compratore è un professionista che usa ChatGPT con Plus o un piano aziendale.
È il tipo di verifica che conviene fare prima di stanziare un budget, non dopo il primo report.
In Europa il targeting non funziona come in America
Questo è il secondo scarto, e spiega perché gli articoli tradotti dall’inglese vanno letti con prudenza.
Negli Stati Uniti il racconto ruota attorno alla personalizzazione: l’idea che il sistema ti conosca anche dalle chat precedenti e dalla memoria, e ti mostri l’annuncio giusto al momento giusto. In Europa questa parte manca. Nello Spazio economico europeo e in Svizzera, dice OpenAI, la personalizzazione per ora non è disponibile: gli annunci si scelgono in base alla conversazione in corso, senza usare le chat passate o la memoria.
OpenAI dichiara di non vendere i dati degli utenti agli inserzionisti e di non dare loro accesso alle conversazioni.
Tradotto: in Europa non si può contare su un targeting comportamentale. Chi si aspetta la precisione chirurgica raccontata dai casi americani resterà deluso, e chi costruisce il business case su quella promessa sta usando i numeri sbagliati.
Il mercato si sta dividendo in due
Qui sta la parte che conta se stai ragionando oltre il trimestre.
L’idea che tutti gli assistenti AI finiranno per ospitare pubblicità è ragionevole ma sbagliata, o almeno non ancora vera. Quello che sta succedendo è più interessante: il mercato si sta spaccando.
Da una parte chi monetizza con la pubblicità. OpenAI ha aperto. Microsoft mostra annunci dentro Copilot, con una disponibilità che cambia da paese a paese. Google mostra annunci dentro gli AI Overviews solo in inglese e solo in dodici paesi, e li sta provando in AI Mode negli Stati Uniti; in Gemini oggi non ce ne sono.
Dall’altra parte chi ha scelto l’opposto e lo usa come argomento di vendita. Perplexity ha sperimentato la pubblicità e poi l’ha ritirata, dicendo apertamente che gli annunci erodono la fiducia nelle risposte. Anthropic ha dichiarato che Claude resterà senza pubblicità.
Per chi pianifica, la conseguenza pratica è che questo non diventerà un canale unico con quattro fornitori intercambiabili, come è successo con la ricerca. Sarà un canale frammentato, dove ogni piattaforma ha regole, formati e — soprattutto — un pubblico diverso. Presidiarlo non vorrà dire “fare AI ads”: vorrà dire scegliere su quale assistente stanno le persone che ti interessano.
In cosa somiglia a Google Ads, e in cosa no
Il paragone viene naturale, ed è utile finché non lo si tira troppo.
Somiglia nel funzionamento economico: si compra a impressione o a click. Chi ha già una struttura di misurazione che funziona parte avvantaggiato, perché gli strumenti chiedono le stesse cose.
Cambia però il momento in cui l’annuncio compare. Su Google la persona ha appena scritto cosa vuole: l’intento è esplicito, dichiarato, e tu compri quella dichiarazione. Dentro un assistente la persona sta conversando, spesso per capire qualcosa, e l’annuncio arriva dopo che ha ottenuto la risposta. L’intento c’è, ma è più sfumato, e in Europa, dove gli annunci non usano le chat passate, è anche meno leggibile per chi compra.
C’è poi una differenza di scala che pesa. Su Google il pubblico raggiungibile è chiunque cerchi. Qui è un sottoinsieme: i piani Free e Go di una singola piattaforma, in un mercato dove quella piattaforma è popolare ma non universale. Il volume disponibile è molto più piccolo, e questo ha due conseguenze opposte — meno concorrenza sugli spazi, ma anche meno spazi su cui costruire un test statisticamente sensato.
La regola pratica che ne esce: se oggi le tue campagne pubblicitarie non hanno ancora saturato i canali maturi, questo non è il posto dove trovare volume. È il posto dove imparare presto, con un budget che puoi permetterti di considerare formazione.
Come si accede oggi
Dal 31 agosto 2026 le aziende possono aprire un account da sole su Ads Manager, lo strumento self-service di OpenAI. Le altre strade sono il team OpenAI Ads Solutions, le agenzie e i partner tecnologici (fra i primi annunciati ci sono Publicis, WPP, Omnicom, Mediaplus e Havas), oppure l’API OpenAI Ads, con cui si creano e si gestiscono le campagne e se ne leggono i risultati.
Per un’azienda italiana di dimensioni normali aprire l’account è la parte facile. Quella che richiede esperienza viene dopo: capire se i tuoi clienti usano i piani con gli annunci, impostare il tracciamento, leggere i risultati senza scambiare un ritardo per un guasto. È il lavoro che facciamo come agenzia ChatGPT Ads: verifichiamo prima se il tuo pubblico è raggiungibile, impostiamo campagne, annunci e tracciamento, e incrociamo quello che riporta la piattaforma con i dati del tuo sito.
Non ne parliamo per sentito dire: abbiamo fatto girare un pilota vero sull’API, dalla creazione delle campagne alle creatività fino alla lettura degli insight. Non pubblichiamo i numeri, perché era un test fatto con il nostro budget e non il risultato di un cliente. Quello che ci ha insegnato, invece, vale per chiunque stia valutando il canale.
Il pubblico va stimato prima del budget: gli annunci arrivano solo a chi usa i piani Free e Go, e la domanda utile non è quante persone usano ChatGPT, ma quante di quelle che ti interessano stanno su quei due piani. Conta più il messaggio che il targeting: in Europa gli annunci non usano lo storico delle chat, e il lavoro si sposta sul testo dell’annuncio e sulla pagina a cui porta. E il tracciamento chiede più attenzione di quanto sembri. Sul nostro sito il gestore del consenso non riconosceva gli script di OpenAI, così il blocco del pixel fino al consenso ai cookie di marketing l’abbiamo dovuto impostare a mano. Le conversioni attribuite, poi, possono entrare nel report di campagna anche un paio di giorni dopo, quindi una giornata a zero non vuol dire per forza che qualcosa non funziona.
Cosa ha senso preparare adesso
Le cose che determineranno il rendimento di una campagna dentro un assistente sono in buona parte le stesse che determinano il rendimento di una campagna Google Ads fatta bene, e conviene sistemarle prima di cominciare a spendere.
La coerenza fra annuncio e destinazione. Il sistema valuta se la pagina di atterraggio mantiene quello che l’annuncio promette. Anche qui la pagina conta: OpenAI dichiara di considerare anche la pagina di destinazione quando sceglie quale annuncio mostrare.
Il tracciamento. OpenAI Pixel e Conversions API vanno installati e verificati come qualsiasi altro sistema di misurazione. Se il tuo sito oggi non sa dirti da dove arriva una richiesta di preventivo, aggiungere un canale non risolve il problema: lo moltiplica.
I contenuti che un assistente può citare. Questa è la parte che vale al di là della pubblicità. Gli assistenti costruiscono le risposte pescando da fonti: se la tua azienda non compare mai in quelle risposte, stai pagando per entrare da una porta a cui potresti accedere anche dall’altra. È un lavoro diverso dal SEO classico e lo abbiamo raccontato parlando di come reagire all’AI Mode di Google.
Come capire se vale per la tua azienda
Tre domande, in questo ordine.
I tuoi clienti usano ChatGPT con i piani Free e Go, o con Plus, Pro e i piani aziendali? Se la risposta è la seconda, il canale oggi non li raggiunge e il resto del ragionamento cade. Non è un dettaglio da verificare dopo: è il primo filtro.
Il tuo prodotto si spiega in una riga? L’unità sponsorizzata compare dopo una risposta, in uno spazio compatto, davanti a qualcuno che stava facendo altro. Funziona per offerte che si capiscono al volo. Un servizio complesso, con un ciclo di vendita lungo e tre interlocutori da convincere, in quello spazio fatica.
Sai già quanto vale un tuo cliente? Senza quel numero non puoi dire se un costo per click ha senso, e su un canale nuovo — dove non esistono ancora benchmark affidabili — è l’unica cosa che ti protegge dallo spendere per curiosità. Ne abbiamo parlato applicandolo a Google Ads, dove il ragionamento sul budget vale identico.
La posizione onesta, oggi
La pubblicità dentro gli assistenti AI è un canale reale, aperto, e con ogni probabilità destinato a crescere. Non è ancora un canale maturo: in Europa manca il targeting fine, e il pubblico raggiungibile esclude per costruzione chi usa Plus, Pro e i piani aziendali.
Per la maggior parte delle aziende strutturate la mossa sensata non è correre a comprare spazio. È sistemare prima la base — tracciamento, coerenza delle pagine, contenuti che gli assistenti possano citare — e poi, se i tuoi clienti usano ChatGPT con il piano Free o Go, partire con un test circoscritto e misurato: la risposta la danno i tuoi numeri, non gli annunci stampa.
Se vuoi capire se il tuo caso rientra fra quelli in cui il canale ha senso, guarda come lavoriamo sull’advertising negli assistenti AI oppure parliamone: la prima call serve a guardare i tuoi numeri, non a venderti un canale.


