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Accessibilità siti web

Come richiedere dichiarazione di accessibilità siti web

Daniele Gilio

Come richiedere dichiarazione di accessibilità siti web

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Verifichiamo il sito sui criteri WCAG e ti diamo l’elenco degli interventi in ordine di priorità.
test di accessibilità del sito

Dal 28 giugno 2025, con l’European Accessibility Act, le imprese che offrono ai consumatori servizi come e-commerce, servizi bancari e trasporti devono renderli accessibili anche alle persone con disabilità, compresi i siti web e le app con cui li offrono.

Ma chi deve compilare la dichiarazione di accessibilità, e cosa chiede invece la norma alle aziende? In tutti e due i casi si parte da un test di accessibilità sul sito.

In questo articolo ti spieghiamo, passo dopo passo, come fare tutto questo in modo semplice e chiaro.

Cos’è la Dichiarazione di accessibilità

La Dichiarazione di accessibilità è un documento ufficiale che descrive quanto un sito web o un servizio digitale sia accessibile alle persone con disabilità.

In pratica, spiega quali misure sono state adottate per permettere a tutti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o sensoriali, di usare e navigare il sito senza difficoltà.

Questa dichiarazione non è solo una buona pratica, ma un vero e proprio obbligo previsto dalla legge, soprattutto per enti pubblici e alcune aziende private.

Serve a garantire trasparenza, mostrando agli utenti quali parti del sito sono accessibili e quali potrebbero ancora presentare delle barriere.

Inoltre, la Dichiarazione di accessibilità deve essere facilmente trovabile sul sito stesso, così da offrire a chiunque la possibilità di verificare il livello di accessibilità e capire come vengono gestiti eventuali problemi o richieste di supporto.

Quando è necessario fare la Dichiarazione di Accessibilità?

La dichiarazione di accessibilità è prevista dalla legge 4/2004, la legge Stanca, ed è obbligatoria per le pubbliche amministrazioni e per gli altri soggetti elencati dalla legge, come le aziende concessionarie di servizi pubblici. AgID ha un modello anche per le aziende molto grandi soggette alla stessa legge, che però non devono più presentarla per i servizi che rientrano nell’European Accessibility Act.

Chi è impattato?

Per le aziende che forniscono ai consumatori i servizi elencati qui sotto, la regola è l’European Accessibility Act, recepito in Italia con il decreto legislativo 82/2022. Non chiede la dichiarazione di accessibilità: chiede che i servizi coinvolti siano accessibili e che l’azienda spieghi, nelle condizioni generali o in un documento equivalente, come rispettano i requisiti. Sono esentate le microimprese che forniscono servizi; secondo AgID restano fuori anche i servizi rivolti solo ad aziende e professionisti.

Settori coinvolti

  • E-Commerce: Vendita online di prodotti e servizi.
  • Servizi bancari: Home banking, pagamenti, credito, investimenti e moneta elettronica per i consumatori.
  • Trasporti: Biglietterie online, app di prenotazione voli, treni, autobus.
  • Telecomunicazioni: Servizi telefonici, internet e relative app.
  • Media audiovisivi: Siti, app e guide elettroniche ai programmi che danno accesso a servizi di media audiovisivi.
  • E-book: Libri elettronici e software dedicati alla loro lettura.

Tempistiche e scadenze

Le pubbliche amministrazioni pubblicano la dichiarazione di accessibilità sulla piattaforma di AgID ogni anno, entro il 23 settembre. Per le aziende che rientrano nell’European Accessibility Act la data da ricordare è il 28 giugno 2025: da allora i servizi coinvolti devono essere accessibili e le informazioni sull’accessibilità devono essere disponibili, salvo alcuni periodi transitori per i contratti firmati prima di quella data e per i prodotti già in uso.

È inoltre fondamentale aggiornare la dichiarazione, o le informazioni sull’accessibilità, ogni volta che si effettuano modifiche significative che possono influire sull’accessibilità del servizio.

Di chi è la responsabilità (e cosa si rischia)

Un punto che in azienda conviene chiarire subito: la responsabilità della conformità è del titolare del servizio digitale, non di chi lo ha sviluppato. Se l’ecommerce o l’area clienti presentano barriere, davanti alle autorità di vigilanza risponde l’impresa che li mette sul mercato, anche quando la realizzazione tecnica è stata interamente affidata a un fornitore esterno.

L’obbligo nasce dall’European Accessibility Act, la direttiva europea recepita anche in Italia: se vuoi inquadrare la logica della norma e i soggetti coinvolti, abbiamo dedicato un approfondimento a cosa cambia con l’European Accessibility Act.

Le conseguenze, però, non si esauriscono nelle sanzioni previste dalla normativa. Per un brand strutturato il danno più difficile da recuperare è quello reputazionale: una contestazione pubblica sull’accessibilità racconta ai clienti — e ai concorrenti — un’azienda che ha scelto di non occuparsi di una parte del proprio pubblico.

L’accessibilità va quindi trattata come gli altri adempimenti che toccano il rischio d’impresa: un responsabile interno individuato, un fornitore che documenta ciò che consegna, una verifica periodica della coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che l’utente sperimenta davvero.

Dove compilare la Dichiarazione di Accessibilità

Per compilare correttamente la Dichiarazione di accessibilità bisognerà rivolgersi ai siti ufficiali e alle piattaforme di riferimento previste dalla normativa.

In Italia la dichiarazione di accessibilità segue le linee guida di AgID sulla legge Stanca, non l’European Accessibility Act: riguarda soprattutto le pubbliche amministrazioni, che la compilano e la pubblicano sulla piattaforma dell’agenzia.

È possibile utilizzare modelli e linee guida messi a disposizione da enti come AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), che offre strumenti e template ufficiali per compilare la dichiarazione in modo conforme.


Qui non solo avrete la possibilità di compilare la dichiarazione ma anche consultare le guide alla corretta compilazione.

Poi, una volta redatta la dichiarazione, dovrà essere facilmente trovabile e accessibile da tutti gli utenti, solitamente tramite un link ben visibile nel footer (piè di pagina) del sito o all’interno di una sezione dedicata all’accessibilità o ai diritti degli utenti.

Come compilare la Dichiarazione di Accessibilità

Compilare correttamente la Dichiarazione di accessibilità è un passaggio fondamentale per dimostrare l’impegno verso un sito inclusivo e conforme alla legge.

Ecco i passaggi principali da seguire e le informazioni da includere.

Passaggi da seguire con dati e informazioni da inserire

  1. Identificazione del soggetto responsabile: inserisci i dati dell’organizzazione o dell’azienda proprietaria del sito o servizio digitale, come nome, indirizzo, e-mail e recapiti.
  2. Descrizione del sito o servizio: indica chiaramente qual è il sito web, app o servizio digitale oggetto della dichiarazione.
  3. Stato di conformità: indica se il sito è conforme, parzialmente conforme o non conforme ai requisiti della norma EN 301 549, che per le pagine web riprendono i criteri delle WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) 2.1 di livello AA.
  4. Descrizione delle misure adottate: spiega quali azioni sono state intraprese per garantire l’accessibilità, come audit periodici, test con utenti disabili, aggiornamenti tecnici.
  5. Limitazioni e contenuti non conformi: segnala eventuali elementi o aree del sito che non sono ancora pienamente accessibili e le ragioni.
  6. Procedura per segnalare problemi: indica come gli utenti possono comunicare difficoltà riscontrate, con contatti chiari, e il link per rivolgersi ad AgID o al difensore civico digitale se entro trenta giorni la risposta non arriva o non è soddisfacente.
  7. Data di pubblicazione e aggiornamento: riporta la data in cui la dichiarazione è stata redatta e l’ultima revisione effettuata.

Consigli su come descrivere le misure adottate per garantire l’accessibilità

  • Sii chiaro e trasparente: spiega in modo semplice quali strumenti e metodi usi per assicurare l’accessibilità, ad esempio audit automatici, test manuali, formazione del personale.
  • Evidenzia l’impegno continuo: sottolinea che l’accessibilità è un processo in evoluzione, con aggiornamenti regolari e miglioramenti costanti.
  • Specifica eventuali collaborazioni: se lavori con esperti esterni o associazioni di persone con disabilità, menzionalo per rafforzare la credibilità.
  • Usa un linguaggio positivo ma realistico: evita promesse eccessive, ma mostra la volontà di risolvere rapidamente eventuali problemi.

Cosa chiedere al proprio fornitore web

Se guidi il marketing o l’azienda, la domanda operativa non è “come si sistema tecnicamente il sito”, ma “il mio fornitore sta gestendo questo tema, e come me lo dimostra?”. Questi sono i punti su cui pretendere risposte precise:

  • A che livello WCAG è conforme il sito oggi? La risposta deve poggiare su un audit documentato, non su un’impressione. “Il sito è a posto” senza un report alla mano non è una risposta.
  • Quali sono le non conformità note e con quali priorità verranno risolte? Un elenco di limiti con tempi e responsabilità vale più di qualsiasi rassicurazione generica: è anche il materiale da cui nascono informazioni oneste sull’accessibilità del servizio.
  • Chi prepara e chi aggiorna le informazioni sull’accessibilità del servizio? Va messo per iscritto chi fa cosa: il fornitore prepara la parte tecnica, ma il documento resta dell’azienda, che ne risponde.
  • Come viene garantita l’accessibilità dei nuovi sviluppi? Ogni nuova sezione, template o landing page deve nascere conforme, altrimenti ciò che dichiari invecchia a ogni rilascio.

Se le risposte non arrivano, o arrivano vaghe, il problema non è solo l’accessibilità: è il livello di controllo che hai sul tuo asset digitale. In alcuni casi conviene valutare un progetto nuovo, accessibile fin dall’architettura, piuttosto che rincorrere correzioni su una piattaforma datata: è l’approccio che seguiamo nei nostri progetti di creazione siti web.

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Analizzeremo ogni aspetto tecnico e di usabilità per identificare eventuali barriere e problemi di conformità.

Inoltre, ti supporteremo nella correzione degli errori rilevati, guidandoti passo dopo passo verso un sito accessibile e pienamente conforme alle normative europee.

Richiedi una valutazione strategica senza impegno: capiremo insieme cosa serve davvero e come metterlo in pratica, in modo efficace e sostenibile.

Perché conviene muoversi ora: la conformità come decisione di business

Vista dalla direzione, l’accessibilità può sembrare l’ennesimo adempimento da delegare e dimenticare. Vista dal mercato, è una decisione che produce ritorni su più fronti.

  • Controllo del rischio. Chi si adegua per scelta lavora con i propri tempi e il proprio budget; chi si adegua dopo una segnalazione lavora con i tempi dell’autorità, in emergenza e con il sito già sotto osservazione.
  • Mercato più ampio. Un sito accessibile funziona meglio per tutti: persone con disabilità, clienti più anziani, utenti che navigano da mobile in condizioni non ideali. Escluderli non è una posizione neutra: è domanda lasciata ai concorrenti.
  • Qualità tecnica. Molti requisiti di accessibilità coincidono con le buone pratiche di sviluppo: struttura semantica, gerarchie chiare, testi alternativi, contenuti leggibili. Un intervento serio sull’accessibilità di norma migliora anche l’esperienza d’uso e la comprensibilità del sito per i motori di ricerca.
  • Credibilità commerciale. Nei rapporti con clienti strutturati la conformità può essere verificata a monte: presentarsi con una documentazione solida e aggiornata è un argomento a favore, arrivare senza è un’obiezione da gestire.

Per sapere chi è escluso e cosa devono fare oggi le aziende, trovi il nostro approfondimento su quali servizi rientrano nell’European Accessibility Act.

A che punto siamo: la dichiarazione dopo giugno 2025

Il 28 giugno 2025 è alle spalle da più di un anno. Per le imprese che offrono ai consumatori i servizi coinvolti dall’European Accessibility Act, microimprese escluse, l’accessibilità è oggi un obbligo, e le informazioni su come il servizio rispetta i requisiti devono essere disponibili al pubblico. La dichiarazione di accessibilità resta invece un adempimento delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti previsti dalla legge Stanca.

Questo cambia la natura del rischio. Un servizio senza queste informazioni è già fuori regola; informazioni che attestano un livello di accessibilità smentito dai fatti espongono ancora di più, perché mettono per iscritto un impegno non mantenuto. In Italia la vigilanza sui servizi digitali fa capo ad AgID sulla base del decreto di recepimento dell’EAA, che prevede richieste di adeguamento entro termini definiti e sanzioni pecuniarie; le verifiche possono nascere anche dalla segnalazione di un singolo utente.

L’ordine corretto delle operazioni, per chi deve ancora mettersi in regola, resta lo stesso: prima l’audit, perché quello che si dichiara deve fotografare lo stato reale del sito, poi le correzioni, le informazioni sull’accessibilità nelle condizioni generali del servizio (per le pubbliche amministrazioni, la dichiarazione sul modello AgID) e l’aggiornamento a ogni modifica rilevante.

Se vuoi capire quanto dista il tuo sito dalla piena conformità e cosa dichiarare, richiedi una valutazione strategica.

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