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Realizzazione siti web a Milano

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Siti web per aziende di Milano

Siti web per aziende di Milano e della Lombardia: progettazione, sviluppo, SEO tecnica e contenuti.

Un sito nuovo si decide prima del design: quali pagine servono, cosa deve succedere quando qualcuno ci arriva, chi scrive i testi. Le aziende di Milano che ci chiamano partono quasi sempre dal design; noi partiamo da qui, e da Torino, dove sta *redmango: un solo team, dal disegno delle pagine alla parte tecnica. Un ufficio a Milano non ce l’abbiamo: come funziona a distanza, e quando conviene vedersi, è la prima cosa qui sotto.

Seguiamo progetti in cui il sito ha un compito commerciale: produttori e aziende B2B che il cliente valuta online prima di chiamare, studi professionali, brand con un catalogo da presentare. Se cerchi una pagina messa su in fretta, non siamo noi quelli giusti.

Una call sul progetto: cosa deve fare il sito, cosa c’è già, da dove si comincia. Il modulo chiede quattro cose, budget indicativo compreso.

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Realizzazione siti web a Milano con la sede a Torino

Diciamolo subito: lo studio è a Torino, e a Milano non apriamo un ufficio di comodo per comparire sulla mappa. Se vuoi il fornitore a due fermate di metropolitana, in città lo trovi. Quello che cambia è chi ti trovi dall’altra parte dello schermo: le persone che il sito lo fanno, non un commerciale che gira le richieste.

Su un sito non lavora una persona sola: c’è chi progetta le pagine, chi sviluppa, chi scrive i testi. Il filo lo tiene chi ha fatto la prima call, ed è la stessa persona fino alla messa online. Alle call si siede anche chi ha disegnato o scritto la parte in discussione: quello che chiedi arriva a chi ci mette le mani.

Il ritmo lo proponiamo noi: una call breve a settimana, nello stesso giorno, anche quando non c’è niente da decidere, perché spesso è lì che salta fuori il problema. In mezzo il sito in costruzione sta su un link: si apre dal browser, senza account, e i commenti si attaccano al punto della pagina che riguardano.

Di persona ci si vede quando serve, e di solito servono tre momenti. L’incontro di avvio, con commerciale, tecnico e chi decide intorno allo stesso tavolo: in due ore si chiude quello che a distanza chiederebbe tre giri di call. La presentazione del prototipo alla direzione, perché le obiezioni vere escono quando le persone sono nella stessa stanza. E il servizio fotografico, che si fa in sede e basta. Per tutto il resto — revisioni, approvazioni, collaudi dei moduli — la distanza non sposta niente: sono cose che si guardano sullo schermo. Milano è a un’ora di Frecciarossa, quindi nessuno dei tre costa una giornata. Se al sito si aggiungono campagne e contenuti, il modello di lavoro è lo stesso: è descritto nella pagina sulla web agency a Milano.

Cosa entra nella realizzazione di un sito e cosa ti viene consegnato

A Milano i preventivi per un sito arrivano a tre o quattro e sulla carta dicono le stesse cose. Si distinguono su due domande: cosa ti resta in mano e chi lo produce.

  • La mappa delle pagine. Un elenco scritto: quali pagine esistono il giorno della pubblicazione e dove si chiede il contatto. Lo approvi tu, prima che il designer apra un file.
  • Un prototipo cliccabile. Disegnato sul tuo marchio, non su un tema comprato, e si guarda dal telefono come farà chi ti cerca. Quello che approvi è quello che vedrai online.
  • I testi, scritti da noi. Li scriviamo dopo aver sentito chi in azienda risponde ai clienti; a te tocca rileggerli e correggere i dati tecnici. Le fotografie sono un lavoro a parte: se le tue sono di dieci anni fa, si mette in conto uno shooting.
  • Lo sviluppo e i collegamenti. Il codice lo scriviamo noi, e l’integrazione con i programmi che usate già: il limite quasi mai è il sito, è quello che il gestionale lascia uscire. Se vendi fuori dall’Italia, la seconda lingua è un progetto a sé, non un traduttore automatico.
  • Piattaforma e accessi. Quale piattaforma useremo è scritto nella proposta, prima di iniziare, e gli accessi restano intestati alla tua azienda.
  • Quello che Google deve poter leggere. Indirizzi delle pagine comprensibili anche a una persona; il testo che compare nei risultati di ricerca scritto pagina per pagina, non generato in automatico; i dati che fanno uscire sede, recensioni e schede sotto il risultato; il caricamento misurato sul telefono di chi ti cerca, non sul portatile di chi progetta; Search Console collegata il giorno della pubblicazione.

La parte che Google deve leggere la sistemiamo mentre costruiamo: quando manca, si paga rifacendo il lavoro. Se un sito c’è già, si aggiunge la mappa dei vecchi indirizzi: più avanti si vede perché pesa.

Dalla prima call alla messa online

Prima call e proposta stanno fuori dal calendario. Dopo la firma le fasi sono cinque, e non pesano uguale.

  • Analisi — la più corta. Se un sito c’è, servono i suoi accessi e i dati. Se parti da zero, si guarda con cosa vendi oggi: preventivi, cataloghi, quello che dici al telefono.
  • Struttura delle pagine — corta, e decide il resto. Quali pagine servono, in che ordine si leggono. Riaprirla a prototipo fatto rimette in discussione anche il disegno: è il modo più comune di perdere settimane.
  • Prototipo grafico — in mezzo. Si disegnano la home e i modelli che le altre pagine ereditano: servizio, scheda, articolo. Quanti siano, e quanti giri di osservazioni sono compresi, sta nel preventivo: tornare su qualcosa di già approvato diventa lavoro nuovo.
  • Sviluppo e contenuti — la più lunga, di molto. È l’unica in cui per settimane non vedi cambiare niente. Si chiude con il sito intero su un indirizzo di prova: lo apri tu e si pubblica quando dici di sì.
  • Controlli e messa online — una coda breve. Moduli e tracciamento provati uno per uno: dal giorno dopo le richieste devono arrivare e risultare.

A far durare di più un progetto sono tre cose. Una è nostra: se abbiamo capito male un passaggio, il tempo per rifarlo lo mettiamo noi. Le altre due sono i materiali che arrivano a rate e le decisioni che passano da più persone: nelle aziende milanesi il prototipo passa quasi sempre dalla direzione.

Rifare un sito che già porta contatti

Se il sito che vuoi sostituire porta richieste, il rischio non è estetico. È spegnere senza accorgersene le pagine che oggi lavorano, e vedere il buco nei contatti mesi dopo.

Prima della proposta guardiamo quello che hai: da quali pagine arrivano le richieste, per quali ricerche Google le mostra, quali ricevono link da altri siti. Ci bastano gli accessi ad analytics e a Search Console; quello che ne esce finisce nella proposta, pagina per pagina.

A Milano il sito l’ha quasi sempre fatto qualcun altro, spesso un’agenzia in città: il passaggio di consegne è la parte che si sottovaluta. Dominio, hosting, CMS e account analytics sono intestati a qualcuno, e se in azienda quelle chiavi non le ha nessuno il lavoro si ferma lì. L’elenco lo chiediamo al primo incontro.

Nella proposta scriviamo due cose che riguardano solo la sostituzione:

  • quali vecchi indirizzi devono continuare a rispondere, e su quale pagina nuova portano;
  • quali contenuti delle pagine che oggi si posizionano restano, riscritti meglio e non accorciati per far posto alla grafica nuova.

Il confronto prima-dopo lo teniamo noi, sulle richieste più che sulle visite. Se è sceso qualcosa per come abbiamo spostato le pagine, lo sistemiamo noi.

Cosa guardare prima di decidere sta nella guida al restyling di un sito aziendale. E se cambia anche la piattaforma, come si proteggono le posizioni su Google va impostato prima della migrazione, non dopo.

Quattro progetti e cosa è cambiato dopo la messa online

Quattro settori distanti fra loro, ognuno con un numero misurato dopo la pubblicazione. Dove la cifra nasce da un progetto più largo del sito, è detto.

8casa riunisce agenzie immobiliari che prima pubblicavano gli annunci ognuna per conto suo. Oggi gli immobili stanno in un catalogo solo, collegato al gestionale, e le segnalazioni passano dall’app 8casa Connect. Il flusso nuovo ha portato +120% di lead, marchio e SEO rifatti compresi.

Per lo studio notarile Bonomo il sito era vecchio e diceva le stesse cose in troppe pagine. Ricostruito, con la SEO rivista e il Diario del Notaio, il blog dello studio: +70.000 € di fatturato annuale.

Vasetto un negozio online non lo aveva: lo abbiamo aperto noi su Shopify e fatto crescere con campagne e social, fino a oltre 100.000 € in dodici mesi. Store e promozione progettati insieme, con il metodo della pagina sulla creazione di e-commerce.

CiBi Arredamenti costruisce cucine su misura, un lavoro che dal vecchio sito non si vedeva. Marchio rifatto, sito nuovo costruito sulle ricerche di chi una cucina la sta scegliendo, gestione dei social: il risultato dei tre, +40.000 € di fatturato organico in un anno.

Le schede complete dicono cosa è stato fatto su ciascuno. Nessuno di questi quattro progetti è nato in una stanza: si sono costruiti così, a distanza.

Cosa fa salire il costo di un sito, e cosa no

Fra due preventivi per lo stesso sito la differenza sta in poche voci, e le prime due pesano più delle altre.

  • Quanto viene disegnato da capo. Un tema comprato parte da schermate già decise: si riempiono. Un progetto costruito sulla tua azienda le decide una per una, e ogni schermata decisa è tempo di chi progetta.
  • Quante pagine sono diverse fra loro. Otto o venticinque, il conteggio dice poco: dieci schede sullo stesso modello si progettano una volta, tre pagine che fanno tre cose diverse si progettano tre volte.
  • Chi scrive i testi e chi fa le fotografie. Se li produciamo noi sono una voce del preventivo; se li hai già, è una voce in meno.
  • Come escono i dati dal tuo gestionale. Chiedi se chi ti fa il preventivo ha già guardato le API: se i dati si leggono solo da un export notturno, il collegamento è un lavoro a sé.

Dove ha sede l’agenzia non è una voce del preventivo: per un’azienda milanese si costruisce come per una di Chivasso. Nel totale che confronti dovrebbe esserci anche il primo anno di hosting, aggiornamenti e backup: due proposte che li trattano in modo diverso non sono confrontabili.

Restano fuori dal prezzo del sito due voci che tornano ogni anno e vanno messe a budget accanto. La manutenzione, cioè la parte che dal pannello non si tocca: piattaforma aggiornata, sicurezza, ripristino se qualcosa salta. E quello che porta visite: tenere in ordine un sito e farlo crescere sono due mestieri, e il secondo si misura in richieste di contatto. Da una parte la ricerca organica, dall’altra le campagne su Google e sui social, che portano traffico nei mesi in cui il posizionamento matura.

Per quali aziende di Milano lavoriamo (e per quali no)

Il servizio è per aziende che vendono già e vogliono un sito all’altezza del mercato in cui competono. A Milano ricorrono tre situazioni, e ognuna cambia il progetto.

  • La direzione commerciale è a Milano, i clienti sono altrove. Lo stesso sito deve servire rivenditori, buyer e clienti finali, spesso in due lingue. La parte lunga non è il design: è decidere a chi parla ogni pagina.
  • Il tuo sito verrà aperto accanto a quelli di concorrenti che investono da anni. Si parte da quei siti, non da un moodboard: dove somigliare al settore e dove staccarsene.
  • In azienda c’è un marketing che il sito lo userà ogni giorno. Allora si progetta anche il pannello: pagine e landing che il tuo team crea da solo, e una consegna che finisce con l’affiancamento a chi ci lavorerà.

Sulla dimensione, due estremi. Se stai partendo adesso e il mercato è ancora da trovare, un progetto così arriva troppo presto: prodotto e clienti si capiscono vendendo. Se ti serve un gruppo a tempo pieno su più mercati, la struttura che chiedi è più grande della nostra. E se la scelta si decide sull’ultima riga del preventivo, quel confronto lo perdiamo.

C’è poi un caso in cui diciamo di lasciar stare: il sito che hai regge ancora e il problema è che non ti trova nessuno. Allora rifarlo non serve, serve il lavoro descritto nella pagina sull’agenzia SEO a Milano.

Domande che arrivano quando si chiede un preventivo

Non avete una sede a Milano: per noi cambia qualcosa?

Nel perimetro no: il lavoro sarebbe lo stesso per un cliente della porta accanto. Di persona ci si vede quando un passaggio del progetto lo richiede, e di solito sono tre: l’incontro di avvio, la presentazione del prototipo a chi decide, l’eventuale servizio fotografico in sede. Approvazioni, revisioni e collaudi si fanno sullo schermo, dove si leggono meglio che in sala riunioni.

Su che piattaforma lo sviluppate?

WordPress quasi sempre, Shopify quando il sito deve vendere, un impianto su misura solo se c’è un gestionale che gli altri due non reggono. Niente piattaforme nostre: se cambi fornitore, chi arriva dopo trova strumenti che già conosce.

Abbiamo già un ufficio marketing: chi scrive i testi?

Lo decidiamo nella proposta: accanto a ogni pagina c’è un nome. Dove scrive il tuo ufficio, gli passiamo le ricerche da coprire; dove tocca a noi, scriviamo dopo una call con chi risponde ai clienti. Le caselle vuote sono quelle che fermano un sito per settimane.

Possiamo tenere lo sviluppatore che abbiamo già?

Sì, e nella proposta cambia una cosa: il nostro perimetro si ferma dove comincia il suo, e ogni pezzo ha la sua data. Senza quelle date il progetto aspetta la parte che manca, con il sito vecchio ancora online.

Rifacendo il sito perdiamo le posizioni su Google?

È il rischio più concreto di un rifacimento, e nella proposta ha una voce sua, con chi la esegue e quando. Come lo teniamo sotto controllo è scritto in «Rifare un sito che già porta contatti».

Chi aggiorna il sito dopo la messa online?

Alla pubblicazione arrivano gli accessi e l’affiancamento a chi in azienda ci lavorerà: testi, foto, una news, una scheda prodotto si cambiano dal pannello. Quando una modifica tocca codice o struttura la facciamo noi, e lo sai prima. La manutenzione tecnica è una voce della proposta: se il sito non risponde, scrivi al referente del progetto.

Fate anche e-commerce?

Sì, ma è un’altra proposta: cambia chi carica il catalogo, se c’è un gestionale da collegare, chi risponde a ordini e resi dal giorno dopo il lancio. Come si imposta un negozio online è scritto a parte.

Quanto tempo serve per andare online?

Il calendario con le fasi è nella proposta: una data detta prima di conoscere il progetto sarebbe inventata. A spostarla sono due cose. Quante persone devono dire sì allo stesso testo: con un referente che decide si va più veloce che con quattro. E la velocità con cui arrivano i materiali che tocca all’azienda, foto e dati tecnici in testa.

Dominio, hosting e accessi restano intestati a noi?

Sì. Dominio e hosting restano della tua azienda, e gli accessi — pannello del sito, analytics, Search Console — sono tuoi dal primo giorno, non consegnati alla fine. Se cambi agenzia, porti via tutto.

Da dove cominciare

Se l’azienda è a Torino o in un’altra provincia piemontese, lo stesso servizio è raccontato da lì: siti web per le aziende di Torino e siti web nel resto del Piemonte.

Dicci quante richieste porta oggi il sito, se ce l’hai, e quante te ne servirebbero. È la prima cosa che chiediamo in call, tanto vale partire da lì. → Parliamo del tuo progetto

Prima analizzi. Poi decidi. Improvvisare non è una strategia.
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Un primo confronto per capire struttura, obiettivi e potenziale.